
Nell’economia di una città spesso si sottovaluta l’importanza di un settore: l’agricoltura. Se le città con i loro abitanti diventeranno più sostenibili e sane, e daranno un contributo inferiore al riscaldamento globale, sarà anche grazie a un migliore rapporto con le produzioni alimentari del territorio.
Bologna offre buone opportunità avendo a disposizione aree cittadine che, in aggiunta a quelle limitrofe, sono tuttora destinate all’agricoltura. E’ possibile perciò dare vita a mercati “di quartiere”, luoghi in cui si incontrino acquirenti e produttori del territorio, nei quali la vicinanza eviti i lunghi e inquinanti trasporti usuali nella catena distributiva attuale, e l’interazione diretta produttore-consumatore favorisca la qualità, la stagionalità, il biologico.
Studi recenti stimano che l’organizzazione di tipo industriale della produzione alimentare nel mondo sia causa di emissioni climalteranti con percentuali che vanno dal 44% al 57% del totale, molto rilevanti e poco conosciute. Di queste cifre, la maggior parte è dovuta alla produzione di carne, e a seguire alla produzione vegetale e ai trasporti. Occorre tenere conto del fatto che il bestiame deve essere allevato per diventare bistecca, e che acquistare prodotti provenienti dall’altro capo del mondo significa trasportarli fino a qui, con i veicoli che bruciano combustibili fossili e inquinano l’aria. I metodi di produzione oggi prevalenti poi, comportano anche l’uso di fitofarmaci e agenti chimici diversi, concimi chimici, notevoli quantità di acqua per l’irrigazione artificiale, antibiotici e altri farmaci per favorire la crescita degli animali negli allevamenti intensivi. Le conseguenze riguardano alterazioni nella composizione dei suoli, modifica del ciclo idrico, fino alle falde acquifere.
Al contrario, consumando prodotti locali e di stagione, ancor meglio se biologici, si stima che una famiglia mediamente possa risparmiare fino a 1.000 chilogrammi di biossido di carbonio all’anno in emissioni evitate, una quantità notevole, spesso non considerata e perciò sorprendente.
I mercati degli imprenditori agricoli delle campagne vicine ai centri abitati possono quindi dare un contributo importante alla riduzione dell’inquinamento, al miglioramento della qualità dei prodotti, alla conservazione delle tipicità locali, alle produzioni biologiche, ed anche alla continua crescita dei prezzi, che troppo spesso non corrispondono ai guadagni dei produttori.